STORIE DI CALCIO

Storie di calcio: 1987/88 – la rimonta Milan la cadetta europea ed il derby spareggio

Questo campionato resta tuttora l’ultimo a 16 squadre: con la decisione di aumentare, dalla stagione 1988-89, il numero di partecipanti a 18, le retrocessioni furono sole 2. Il torneo 1987-88 segnò anche la seconda “riapertura” delle frontiere, provvisoriamente chiuse nell’estate del 1984: ogni società del campionato riacquisì il diritto di prelevare calciatori stranieri da divisioni estere, fermo restando il tetto massimo di due tesseramenti per squadra.

Silvio Berlusconi, patron del Milan, portò nel calcio stili e metodi operativi nuovi: cercò in Europa la migliore coppia di stranieri, trovandola negli olandesi Gullit e van Basten; come tecnico fu scelto l’emergente Arrigo Sacchi, proveniente dalle buone stagioni a Parma e all’esordio assoluto in Serie A. La Roma, che riabbracciò Nils Liedholm, rivoluzionò la difesa mentre in attacco puntò sul tedesco Völler. La Fiorentina, orfana della bandiera Antognoni, con il nuovo allenatore Eriksson si affidò al centrale svedese Hysén per la difesa a zona, mentre la Sampdoria non cambiò faccia affidandosi ai talenti già in rosa, su tutti l’ormai rodata coppia Mancini-Vialli.

La punta Ian Rush, chiamata a raccogliere l’eredità di Platini, deluse le attese della Juventus.

La Juventus, preso atto dell’addio di Platini, confermò il tecnico Rino Marchesi, acquistò i mestieranti Magrin e De Agostini e realizzò quello che sulla carta era il “colpo” dell’estate, portando a Torino il prolifico attaccante del Liverpool Rush il quale, tuttavia, non riuscì a lasciare il segno nel calcio italiano. L’Inter di Trapattoni si affidò al belga Scifo e al ritorno di Serena, mentre il Napoli campione in carica si rafforzò ulteriormente con l’acquisto del brasiliano Careca: affiancato a Maradona e Giordano, nacque il trio d’attacco “Ma.Gi.Ca.

Fu un campionato che segnò la rinascita del Milan. In quello che sembrava destinato a essere l’anno del secondo scudetto del Napoli, nell’ultima parte del torneo, la rimonta da parte dei rossoneri vanificò le ambizioni della squadra di Maradona; il torneo segnò – invece – l’inizio di un ciclo di affermazioni, anche se solo in campo internazionale, della squadra rossonera. Guidati dall’allenatore Arrigo Sacchi, esordiente in Serie A ma che pochi mesi prima, con il meno quotato Parma, aveva eliminato proprio il Milan dagli ottavi di finale della Coppa Italia, vincendo a San Siro, i rossoneri superarono l’inatteso infortunio occorso a van Basten nelle prime giornate e trovarono la loro forza in una difesa a zona che subì 14 gol in 30 partite, dodici dei quali sul campo (per via della sconfitta a tavolino con la Roma), e che lanciò in Nazionale, oltre al veterano Baresi, anche giovani come Costacurta e Maldini.

La “Ma.Gi.Ca.”, il prolifico tridente del Napoli campione uscente; fra questi, Diego Armando Maradona (a destra) sarà capocannoniere del torneo con 15 gol.

In estate la giustizia sportiva colpì l’Empoli, che proprio l’anno prima aveva esordito in Serie A anche grazie alla condanna di altre società: i toscani, coinvolti in uno scandalo su alcune partite truccate, vennero penalizzati di cinque punti.

Il campionato iniziò il 13 settembre 1987 sotto il segno del Napoli, che vinse le prime cinque partite andando in fuga. Inizialmente la Sampdoria provò a inseguire, ma con passo non abbastanza deciso per tenere testa ai campani: il 17 gennaio 1988 a Genova, all’ultimo turno del girone di andata, un gol di Maradona nel finale pose fine alla rincorsa dei blucerchiati. Gli azzurri diventarono campioni d’inverno e continuarono la loro corsa nella tornana di ritorno, arrivando il 14 febbraio ad accumulare un vantaggio di cinque punti sul Milan, secondo in graduatoria. In precedenza, due mesi prima, a pochi secondi dal calcio d’inizio del secondo tempo di Milan-Roma, partita ancora ferma sullo 0-0, due petardi partiti dalla curva rossonera fecero perdere i sensi al portiere giallorosso Tancredi che venne sostituito dal diciassettenne Peruzzi; nonostante la partita venne poi stata vinta dai lombardi grazie a un rigore di Virdis, la rete non avrà alcun valore poiché la Disciplinare decreterà il successo per 2-0 della formazione capitolina. Analoghi provvedimenti erano stati precedentemente presi contro il Pisa, in occasione della gara interna col Napoli, e la Juventus allorché ospitò il Cesena, sempre per lanci di oggetti dagli spalti che avevano colpito giocatori delle squadre ospiti.

I rossoneri DonadoniMaldiniGullit e Galli, al termine dell’ultima giornata, festeggiano sul campo del Como la vittoria dello scudetto.

Il 10 aprile, a cinque giornate alla fine, il Napoli conduceva con quattro punti di vantaggio sui rossoneri, che non avevano saputo approfittare appieno di alcuni tentennamenti della capolista nei due mesi precedenti. Ma i rossoneri, a partire dalla settimana successiva, inanellarono tre successi che si rivelano decisivi: il 17 aprile vinsero a Roma, mentre gli azzurri perdevano a Torino di fronte alla Juventus; il 24 fecero loro il derby meneghino mentre i rivali pareggiavano a Verona; infine, nello scontro diretto del San Paolo, si imposero per 3-2 grazie alla doppietta di Virdis e a un gol di van Basten. La rimonta subìta portò il Napoli allo sbando: la squadra partenopea, che aveva perso solo due partite nelle prime 25 giornate, cadde quattro volte negli ultimi cinque turni e ottenne solo un punto sui 10 disponibili. All’ultima giornata al Milan bastò un pareggio a Como, il 15 maggio, per festeggiare uno scudetto che mancava da nove difficili anni e che sarebbe rimasto l’unico dell’era-Sacchi.

Le retrocessioni furono solamente due, dato che la FIGC optò per un allargamento del campionato a diciotto squadre, ventun anni dopo la precedente riforma (1967). Vana la lotta del penalizzato Empoli; diverso il destino di un’altra toscana, il Pisa, che si salvò in extremis a detrimento dell’Avellino: gli irpini tornarono tra i cadetti dopo dieci anni. Oltre al Pisa si salvarono anche le altre due neopromosse, il Cesena e il Pescara. Uno spareggio per l’ammissione alla Coppa UEFA pose di fronte Juventus e Torino per una stracittadina che i bianconeri vinsero ai rigori. Oltre ai bianconeri, andarono in UEFA Napoli, Roma ed Inter, mentre la Sampdoria, vincitrice della Coppa Italia, liberò un posto europeo andando in Coppa delle Coppe.

JUVE, IL FALLIMENTO DI RUSH E DI MARCHESI – La squadra piemontese dovette prepararsi ad affrontare la stagione senza l’apporto di Platini, protagonista assoluto dell’ultimo vittorioso lustro bianconero, ritiratosi a sorpresa pochi mesi prima, all’età di trentadue anni, a causa di sempre più pressanti malanni fisici. La società sabauda confermò il tecnico Marchesi in panchina mentre all’attacco, in sostituzione del partente Serena di ritorno all’Inter, mise a segno quello che sulla carta era il colpo di mercato dell’anno con l’ingaggio di Ian Rush, prolifico attaccante gallese prelevato dagli inglesi del Liverpool, il quale tuttavia non riuscì a emulare in maglia bianconera le gesta del suo storico connazionale Charles. L’annata della Juventus risultò al di sotto delle aspettative. Tutta la rosa si mostrò indebolita dall’assenza delle giocate di Platini, cui Marchesi cercò di sopperire con un robusto centrocampo guidato dall’onesto mestierante Marino Magrin, arrivato dall’Atalanta; una scelta che non diede i frutti sperati. La delusione maggiore fu rappresentata da Rush che patì diversi problemi d’ambientamento,  non legò coi compagni e soprattutto non riuscì ad adattarsi ai ritmi – e alle difese – del calcio italiano tanto che, pur affermandosi come il capocannoniere della squadra, mise a referto 13 reti totali (al di sotto dei suoi standard in terra inglese) di cui solo 7 in Serie A. La formazione sabauda chiuse il campionato al sesto posto, raggiunto dopo la vittoria ai rigori sui concittadini del Torino nello speciale derby di spareggio per l’accesso alla Coppa UEFA, spareggio che fu reso possibile dal ko dei granata nella finale di Coppa italia, che altrimenti li avrebbe esclusi direttamente. Nella seconda manifestazione continentale per club, il cammino dei bianconeri s’interruppe presto già ai sedicesimi, estromessi dai greci del Panathīnaïkos, mentre in Coppa Italia la Juventus si spinse fino alle semifinali, dove stavolta furono i succitati granata ad avere la meglio. Fu questa l’ultima stagione da calciatore di Scirea; il capitano bianconero appenderà gli scarpini al chiodo al termine del campionato,  deciso a intraprendere la carriera di allenatore.

Il 1º novembre 1987, data in cui cadde il novantesimo anniversario di fondazione dell’allora Sport-Club Juventus, in occasione della sfida di campionato contro l’Avellino la squadra scese in campo al Comunale con una speciale casacca celebrativa rosanero, ispirata alla storica uniforme usata dai calciatori juventini sino ai primi anni del XX secolo; tale rielaborazione si caratterizzò per una maglia rosa, con un grande colletto bianco, e numeri di gioco neri come pantaloni e calze. Realizzate in una tiratura limitata di 999 esemplari, tali divise andarono in seguito a un’asta benefica in favore dell’AIRC.

ALTRE COMPETIZIONI – Il Napoli , all’esordio in Coppa dei Campioni, fece poca strada: al debutto fu subito sorteggiato al Real Madrid ed uscì di scena. Sul tetto d’Europa nella finale di Stoccarda salì Il PSV Eindhoven, che ai rigori sconfisse il Benfica: dopo nessun gol realizzato in partita, nella serie dal dischetto entrambe le squadre realizzarono tutti e cinque i tiri, nella prima serie ad oltranza fu decisivo l’errore di Veloso che premiò la squadra di Hiddink. In Coppa delle Coppe fu sorprendente il cammino della cadetta Atalanta, unico club di serie B ad aver disputato una maggiore competizione europea: la squadra di Mondonico arrivò ad un passo della semifinale, arrendendosi nel penultimo atto contro i belgi del Malines, dopo aver provato ebbrezza del momentaneo vantaggio nella gara di ritorno a Bergamo. Fu comunque il miglior risultato europeo di una squadra di seconda serie in Europa. In finale a Strasburgo, i belgi sconfissero la favorita Ajax campione uscente  per 1-0. In Coppa Uefa abbandonarono al secondo turno Juve e Milan, estromesse da Panathinaikos ( i bianconeri, dopo aver perso 1-0 in Grecia, vinsero con un inutile 3-2 al ritorno) ed Espanyol. Gli spagnoli fecero fuori anche l’Inter agli ottavi, ed a sorpresa, a fare più strada fu il Verona, che si arrese ai quarti al Werder Brema. In finale giunsero proprio Espanyol e Bayer Leverkusen: all’andata gli spagnoli vinsero per 3-0, ma nel ritorno i tedeschi restituirono il passivo, vincendo poi ai rigori. In Supercoppa Europea il Porto piegò l’Ajax grazie ad un gol in apertura di Rui Barros, e si aggiudicò anche l’Intercontinentale, battendo il Penarol per 2-1 ai supplementari, con gol decisivo di Madjer.

La Coppa Italia venne vinta dalla Sampdoria, al bis dopo il successo del 1985: In finale i blucerchiati giunsero col Torino, e dopo il 2-0 dell’andata a Torino finirono sotto 2-0, tuttavia ai supplementari il gol di Salsano diede il trofeo ai dorici, con il Torino che rimase fuori dall’Europa perdendo lo spareggio UEFA con la Juve ai rigori e fu una doppia beffa (vincendo questo trofeo avrebbero mandato la Samp in UEFA lasciando fuori la Juve). Con l’istituzione della Supercoppa Italiana, Milan e Sampdoria, vincitrici dei due tornei nazionali, si sarebbero sfidati per la prima edizione del trofeo anche se ciò slittò nel gennaio del 1989, per poi essere collocata ad inizio della stagione sportiva dal 1988/89.

In serie B. l’Atalanta, dopo l’exploit europeo, riconquistò comunque la promozione, anche se solo grazie al quarto posto vista la riforma che promosse quattro squadre per il passaggio della serie A a 18 squadre: il campionato fu vinto dal Bologna, dietro a Lecce, Lazio ed agli stessi orobici, mentre il Catanzaro fallì per un soffio. Il Genoa invece, si salvò in extremis.

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