STORIE DI CALCIO

Storie di Calcio: 1992/93: L’unico acuto del Trap-bis ed il super anno di Roberto Baggio

Nell’estate del 1992 l’europeo svedese visto in poltrona dagli azzurri medaglia di bronzo al mondiale vedeva un esito inaspettato, col successo della selezione danese richiamata dopo l’esclusione della Jugoslavia dilaniata dalla guerra civile. Si ripartiva così con un nuovo campionato in cui le protagoniste parevano essere le due milanesi e la Juventus, con l’Inter che avrebbe potuto trarre qualche vantaggio dall’esclusione dalle coppe europee dopo la disastrosa stagione precedente.

Tra le neopromosse figurava una debuttante assoluta, l’Ancona. Sul piano regolamentare venne introdotta una novità destinata a incidere molto sul gioco: sul retropassaggio volontario di un compagno (eccetto se effettuato di testa), il portiere non poteva più toccare il pallone con le mani.

A movimentare il mercato fu l’aumento del numero di stranieri tesserabili, fermo restando il limite massimo di tre nella lista da consegnare all’arbitro il giorno della partita; ne vennero ingaggiati 73.

Il Milan, desideroso di un salto di qualità a livello internazionale, impiegò considerevoli risorse per la costruzione di una rosa ampia acquistando giocatori di primo piano, quali Savićević, il Pallone d’oro 1991 Papin e Lentini del Torino — trattativa quest’ultima conclusasi, tra le proteste dei tifosi granata, per 18,5 miliardi di lire, una cifra record per l’epoca (fu inoltre istruito un processo, che non poté concludersi per intervenuta prescrizione, circa il presunto pagamento di altri 10 miliardi fuori bilancio) —, da alternare nel confermato undici titolare; la Juventus mise sotto contratto Vialli, Platt, Möller, Dino Baggio e Ravanelli.

Diverse società investirono invece sui giocatori del Foggia dei miracoli: Rambaudi e Codispoti passarono all’Atalanta, Matrecano al Parma, Baiano alla Fiorentina, Signori alla Lazio e Shalimov all’Inter (che aggiunse alla rosa anche Schillaci, De Agostini, Sammer, Pančev, Rubén Sosa e Manicone) del nuovo allenatore Bagnoli; la squadra pugliese rimediò con innesti provenienti dalle categorie inferiori e rappresentava perciò, anche per via dell’età media estremamente bassa per l’epoca (23 anni), una delle maggiori incognite del torneo. Tra gli elementi della rosa sarebbe emerso un giovanissimo Gigi Di Biagio.  La Lazio del nuovo presidente Sergio Cragnotti ingaggiò Gascoigne, mentre un Parma in crescita scelse di rinforzarsi in attacco con Asprilla. La Roma prende il serbo Mihajlovic e la punta argentina Caniggia, fermato ben presto dalla cocaina. La Fiorentina inserisce i nuovi stranieri Effenberg e Brian Laudrup. Colpo del Torino, che preleva Aguilera dal Genoa. Il Pescara del regista Massimiliano Allegri prende per la difesa il funambolico Dunga, mentre fa notizia il Brescia tutto rumeno: Lucescu in panca, Hagi, Sabau, Raducioiu (ai quali si aggiunge Mateut a novembre) in campo.

Già dopo le prime giornate s’intuì che il campionato si sarebbe chiuso con la vittoria del favorito Milan, già in fuga dopo la seconda giornata. Destò inizialmente curiosità il neopromosso Pescara di Giovanni Galeone, che però rientrò presto nei ranghi, mentre il campionato abbandonava gradualmente il classico catenaccio per votarsi a un gioco più offensivo e spettacolare nonché a una non sempre impeccabile difesa a zona ; le 48 reti segnate il 4 ottobre infransero un vecchio record (42) che perdurava dal 1930. Proprio i rossoneri furono protagonisti di risultati clamorosi nelle prime giornate: dopo l’8-2 a Foggia col quale chiusero il campionato precedente, nelle prime giornate sconfissero il Pescara a domicilio per 5-4 (dopo che finirono sotto 4-2 con due autoreti di Baresi), vinsero a Firenze per 7-3 e sconfissero la Lazio in casa per 5-3. Fu il Torino del pragmatico Emiliano Mondonico a tentare un inseguimento, bloccando per primo i rossoneri sul pareggio il 1º novembre 1992, ma andando poi a perdere il derby due settimane dopo. Alla tredicesima giornata il Milan vantava già 8 punti di vantaggio sui granata, sull’Inter e sulla Fiorentina, che malgrado la buona posizione di classifica esonerò il 3 gennaio 1993 il tecnico Luigi Radice a causa di incomprensioni con la dirigenza[14]; alla fine del girone d’andata i rossoneri mantennero il +8 sui concittadini nerazzurri (malgrado la perdita di van Basten per problemi fisici), mentre la terza classificata, la sorprendente Atalanta di Marcello Lippi, era staccata di 11 lunghezze. Il Milan chiuse il girone d’andata conquistando 31 dei 34 punti disponibili, grazie a quattordici vittorie e tre pareggi, migliorando il proprio record di 29 punti del torneo precedente.

Il dominio dei rossoneri sul torneo si fece sempre maggiore: il 7 marzo acuì i problemi della Fiorentina e allungò a +11 sull’Inter. Solo nelle ultime dieci giornate i rossoneri, anche a causa degli impegni in Champions League, accusarono un brusco calo di rendimento; il 14 marzo si fanno rimontare dalla Lazio il doppio vantaggio, mentre sette giorni dopo subiscono la prima sconfitta dopo 58 gare — quasi due anni d’imbattibilità —: fu il Parma a espugnare il Meazza grazie a un calcio di punizione di Asprilla. L’Inter sperò in un riavvicinamento, ma non andò oltre il pareggio nel derby della vigilia di Pasqua e, pur vedendo proseguire la crisi di risultati dei rossoneri, battuti in casa dalla Juventus per 3-1 la domenica successiva, riuscì solamente ad avvicinarsi gradualmente fino al –4. Il pareggio tra Milan e Brescia della penultima giornata consentì dunque ai rossoneri di festeggiare il loro 13º scudetto. Il terzo posto andò a un Parma in costante ascesa e vincitore di una storica Coppa delle Coppe a Wembley; seguirono l’altalenante Juventus, trascinata da un grande Roberto Baggio e vincitrice della Coppa Uefa, la Lazio del giovane capocannoniere Signori e il Cagliari, alla prima qualificazione europea dopo due decenni. In campionato il numero di gol complessivi passò dai 695 della stagione 1991-92 agli 858 di questo torneo: era dall’edizione 1958-59 che non si segnava così tanto in Serie A.

I festeggiamenti del Milan per la conquista del loro tredicesimo tricolore

In zona retrocessione, si salvò nuovamente il Foggia, mentre il Genoa strappò i punti vitali solo nelle ultime giornate. Il crollo verticale della Fiorentina nel girone di ritorno non conobbe sosta e, a causa dei confronti diretti sfavorevoli con Brescia e Udinese, la squadra viola retrocesse a sorpresa in Serie B dopo oltre mezzo secolo, al termine di un’ultima giornata vibrante, a cui i viola non bastò il 6-2 rifilato al Foggia. Ai viola si aggregarono le rondinelle lombarde, sconfitte dai friulani nello spareggio di Bologna, mentre per Ancona e Pescara la retrocessione era già stata decretata da tempo. Per le due neopromosse, protagoniste di due scontri diretti spettacolari (4-3 per gli abruzzesi all’andata, 5-3 per i marchigiani nel ritorno), le soddisfazioni furono effimere: i marchigiani riuscirono a sconfiggere in casa l’Inter nell’andata per 3-0, mentre gli abruzzesi alla penultima giornata travolsero per 5-1 una Juventus fresca di Coppa UEFA. Come la stagione precedente, ben tre neopromosse su quattro fecero ritorno immediato tra i cadetti.

JUVE, LA COPPA SALVA-TRAP -La squadra, guidata dal confermato Trapattoni, si presentò ai nastri di partenza della stagione con un corposo rinnovamento della rosa. Il ricambio riguardò soprattutto il centrocampo, con l’inserimento di elementi quali il giovane Dino Baggio, al definitivo esordio in bianconero dopo l’anno in prestito all’Inter — e presto appellato come Baggio2 per non confonderlo con il suo nuovo capitano, il ben più famoso Divin Codino —, e i nazionali stranieri David Platt e Andreas Möller, e l’attacco con il promettente Fabrizio Ravanelli, fattosi notare nelle serie minori, assieme a uno dei «colpi» di mercato della stagione (che tuttavia andrà incontro a un iniziale biennio in chiaroscuro sotto la Mole), Gianluca Vialli, strappato per trenta miliardi di lire alla Sampdoria e al suo «gemello» Mancini.

In difesa arrivarono invece in prospettiva il diciassettenne Luigi Sartor, prelevato dalle giovanili del Padova per un miliardo — all’epoca cifra-record per un giocatore minorenne — e aggregato al vivaio bianconero, e nell’immediato l’ancora sconosciuto Moreno Torricelli, protagonista di una vera e propria «favola» a sfondo calcistico: falegname brianzolo e giocatore dilettante a tempo perso nella Caratese, nel 1992 impressionò il Trap durante un’amichevole primaverile guadagnandosi un ingaggio in bianconero per la stagione seguente,compiendo in pochi mesi un balzo dall’Interregionale alla Serie A che non lo destabilizzò, imponendosi immediatamente nell’undici titolare. Lasciò definitivamente il portiere Tacconi, che si accasò al Genoa per giocare gli ultimi anni di carriera. In porta venne così promosso Peruzzi, già titolare al termine della stagione precedente, mentre suo vice fu Michelangelo Rampulla, preso dalla Cremonese, noto per aver segnato nel febbraio 1992 un gol su azione in serie A a Bergamo. Lasciò anche Totò Schillaci, che passò all’Inter, mentre Paolo di Canio passò al Napoli.

Il neoacquisto Gianluca Vialli solleva il trofeo della Coppa UEFA, la terza nella storia bianconera.

In campionato la Juventus, complice un cammino altalenante, non riuscì mai a inserirsi nella lotta per lo scudetto, che già dalle prime giornate sembrò indirizzarsi verso le casacche del Milan di Capello; nonostante le 21 reti di Roberto Baggio, superato in classifica marcatori dal solo Signori della Lazio, i bianconeri chiusero quel torneo al quarto posto, dietro ai rossoneri campioni, all’Inter e a una rampante provinciale quale il Parma. Le 47 reti subìte nel torneo non permisero certo sogni di alta classifica.

Ben più esaltante si rivelò la campagna europea in Coppa UEFA, conclusasi con la terza e fin qui ultima affermazione bianconera nella manifestazione — primo club a raggiungere tale traguardo —: dopo aver superato in sequenza i ciprioti dell’Anorthosis, gli ellenici del Panathīnaïkos, i cechi del Sigma Olomouc, i lusitani del Benfica e i transalpini del Paris Saint-Germain, i piemontesi ebbero la meglio all’atto conclusivo dei tedeschi del Borussia Dortmund sconfiggendoli con un parziale aggregato di 6-1 (3-1 al Westfalenstadion, e 3-0 al Delle Alpi), tuttora la vittoria con il maggior scarto in una finale di Coppa UEFA giocata in partita doppia. Roberto baggio fu capocannoniere di quella edizione con 6 gol, seguito dal compagno di squadra Dino con 5, tre dei quali segnati nella doppia finale.  La partecipazione alla Coppa Italia si fermò invece in maniera bruciante a un passo dalla finale dopo l’eliminazione subìta in semifinale a opera degli storici rivali, i concittadini del Torino, premiati dal doppio confronto, dopo due pareggi, unicamente per la regola dei gol in trasferta.I bianconeri, che nel corso del torneo eliminarono il Genoa dell’ex Tacconi  ed il Parma detentore, uscirono dal torneo imbattuti.

ALTRE COMPETIZIONI – L’Italia si preparava a vivere un altro esaltante tris in Europa:: già detto della Juventus vincitrice della Coppa UEFA e del Parma che vinse la Coppa delle Coppe, a completare l’impresa, dopo i tre successi italiani del 1990, avrebbe dovuto pensarci il Milan, ma i rossoneri, ormai scarichi, dopo aver vinto tutte le partite disputate si arresero nella finale di Monaco di Baviera al Marsiglia, sua autentica bestia nera che già li eliminò in brusco modo nella loro ultima partecipazione europea. Il Marsiglia portò il trofeo per la prima (e finora unica)  volta in Francia, prima che venisse travolto dallo scandalo Tapie. Il torneo prese ufficialmente il nome di Champions League replicando il format della stagione precedente. In Coppa UEFA, uscirono al secondo turno il Torino detentore, estromesso dalla Dinamo Mosca, ed il Napoli, per mano del PSG, dopo che all’esordio si mise alla luce la punta uruguayana Fonseca, che realizzò tutte e 5 le reti napoletane al Mestalla, nel successo per 5-1 dei partenopei a Valencia. La Roma arrivò fino ai quarti, battuta dal Borussia Dortmund. in rimonta. La Supercoppa Europea fu vinta dal Barcellona, che sconfisse il Werder Brema nella doppia sfida (1-1 in Germania e 2-1 in casa), ma cedette l’Intercontinentale ai brasiliani del San Paolo, vincitori per 2-1.

La Coppa Italia fu vinta dal Torino, che si aggiudicò la spettacolare finale con la Roma, che a sua volta sconfisse il Milan in semifinale: al Delle Alpi i granata vinsero per 3-0, ed a nulla valse il successo romanista per 5-2 nella finale di ritorno, con tripletta di Giannini trasformando altrettanti rigori: fu l’unica volta che venne proclamata vincitrice una squadra che prese 5 gol in una finale. Il Torino raggiunse così il Parma in Coppa delle Coppe, portando a sette le squadre italiane iscritte per la stagione successiva. Nulla di fatto per la Roma, che restò fuori dall’Europa a causa di una stagione negativa, così come restò fuori il Napoli. La Supercoppa Italiana fu vinta dal Milan, prima ad imporsi per più di una volta sul trofeo, battendo per 2-1 il Parma con una doppietta di Van Basten. In serie B fu festa per le emiliane Reggiana (vincitrice del campionato) e Piacenza, che salirono in serie A per la prima volta, assieme a Cremonese e Lecce. I grigiorossi in particolare, furono protagonisti di un incredibile saliscendi dal 1990 con alternanza promozione-retrocessione. Il Bologna invece pagò con la retrocessione e col fallimento, assieme alle altre due retrocesse Taranto e Ternana: retrocesse anche la Spal neopromossa nonostante una campagna acquisti di giocatori di categoria superiore come Fiondella, Salvatori, Nappi e Ciocci.

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